Essere vivi, vivere, è una ragione comportamentale degna di elogio del pensiero Occidentale?/Being alive, living, is a behavioral reason worthy of praise of Western thought?

Articolo scritto nel giugno 2017
/Article written in June 2017

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Per Hegel, l’Islam <<è la vera e propria patria della mutevolezza>>, un <<mare infinito>> che <<ondeggia sempre>> e dove <<nulla vi è di saldo>>.
For Hegel, Islam “is the real homeland of changeability”, an “infinite sea” which “always sways” and where “nothing is solid”.

Elogiare, in molti aspetti, è sinonimo di rendere aperto, visibile e quindi condivisibile ciò che è meritevole, quanto risulta chiaramente qualità, servigio portato a compimento.
L’evoluzione del pensiero Occidentale -tratteggiato dalla secolarizzazione- ha surclassato le Fede, non lo si può negare; in una maniera od in un altra, ogni abitante o meglio, ogni residente in Occidente ne trae consapevolezza, nella gioia (di saperlo) ma anche nel dolore di non trovare comunque una pace. (Talvolta ed oso indicare sovente, ambedue le situazioni coesistono, nel continuo dello scorrere della vita). Eppure, se dal lato del buon fedele, della pia persona oggi sono o sembrano proprio le parole a mancare, le nozioni che latitano anche per la propria difesa, laddove la cautela viene sempre più usata per sottrarsi agli impegni che comunque Dio indica ai suoi fedeli senza dubbio alcuno, eppure… un punto chiaro che accomuna, rinfranca e solidifica la fratellanza nell’imperfezione difronte agli elementi di ogni essere umano e vivente, si può semplicemente trovare nell’arresto del netto pensiero proprio di chi ha pensato di aver superato la teologia con le nozioni sistematiche e relativiste, proponendo lo studio scientifico e solamente esso come soluzione. Tralasciamo per un attimo agnosticismo e ateismo: il pensiero umano libero può volare ancora più in alto e senza la necessità di abbandonare Dio; esso è possibile identificarlo (e non voglio nascondere il mio profondo rispetto, la mia ammirazione verso il più grande scrittore in lingua inglese di tutti i tempi e di conseguenza verso gli anglosassoni in genere) nel terzo atto (la prima “famosissima” scena) della tragedia “Amleto“, l’essere o non essere, appunto, l’opera che William Shakespeare scrisse tra il 1600 ed il 1602 in quel di Londra, se non sbaglio. L’arresto del pensiero totale ed universale dell’Occidente è esattamente (ancora) identificato qua, con buona pace degli illustri e stimati trattati di Parmenide di Elea, di Platone, Aristotele, Hegel, Avicenna, Nietzsche e Sartre e di tutti gli altri lavori immensi degli eruditi e colti pensatori cui l’umanità tutta deve molto. La logica la vogliate trovare nelle magnifiche e superlative inquietudini umane pronunciate nel soliloquio del principe Amleto.
ADDENDUM:
Quando nel 641 il califfo Omar occupò l’Egitto, davanti alla celebre biblioteca di Alessandria fu lapidario: <<O questi libri>> disse <<contengono ciò che già c’è nel Corano ed allora sono inutili, oppure dicono qualche cosa che nel Corano non c’è ed allora sono pericolosi>>. La grande biblioteca dei Tolomei venne così distrutta ma, ciò non impedì che nei decenni successivi le arti e le scienze (umane) conoscessero in Egitto e nel mondo arabo una fioritura eccezionale, al punto che molte opere della Grecia classica ci sono pervenute solo attraverso la loro traduzione araba. L’episodio è ricordato da Hegel nelle “Lezioni sulla filosofia della storia” per dimostrare che il fanatismo consustanziale al mondo islamico può prendere, sul piano storico, le direzioni più impensate ed imprevedibili. Per Hegel, infatti, l’Islam <<è la vera e propria patria della mutevolezza>>, un <<mare infinito>> che <<ondeggia sempre>> e dove <<nulla vi è di saldo>>. CIT. F. Monteforte (postfazione a “Processo dell’Islam alla civiltà occidentale” di G. Piovene. 1957 Mondadori Ed.)

/To praise, in many respects, is synonymous with making what is deserving open, visible, shareable, as clearly as it is clear that this act, is a quality, an accomplished service.
The evolution of Western thought -credited by secularization- has surpassed the Faith, it can not be denied; in one way or another, every inhabitant or better, every resident in the West learns it from awareness and joy (to know), but also in the pain of never finding peace. (Sometimes both situations coexist, in the continuation of the flow of life). And yet, if on the side of the good faithful, of the single pious person, today, words are not seem missing and the notions that not lie also for own defense, where caution is increasingly used in order to escape the commitments that God nevertheless indicates to the faithful without doubt, there is a clear point that unites, strengthens and solidifies brotherhood in imperfection to the elements of every human being with the act of living: can it simply be outlined in the arrest of the “clean think” thinking to overcome theology with the systematic and relativistic notions, proposing scientific study solely as a solution?
Let’s leave for a while agnosticism and atheism: free human thought can fly even higher and without give up God; it is (this “think”) possible to identify it (and I do not want to hide my deep respect, my admiration for the greatest English-speaking writer of all time and consequently to Anglo-Saxons in general) in the third act (the first “famous” scene) of tragedy “Hamlet”, “to be or not to be“, precisely, the work that William Shakespeare wrote between 1600 and 1602 in London, if I am not mistaken. The total arrest of the Western thought is exactly (yet) identified here, in my opinion with good pardon of the illustrious and esteemed treaties of Parmenide of Elea, Plato, Aristotle, Hegel, Avicenna, Nietzsche and Sartre and all the other immense works of learned and educated thinkers which all humanity owes much. (You may want to find the logic in the magnificent and superlative human anxieties pronounced in the soliloquy of Prince Hamlet.)
ADDENDUM:
When Caliph Omar occupied Egypt in 641, he was lapidary in front of the famous library of Alexandria: “These books”, he said, “contain what is already in the Koran, and then they are useless, or they say something in the Koran is not written, therefore it is dangerous ”. The great library of the Ptolemies was thus destroyed, but this did not prevent the arts and (human) sciences of knowledge in Egypt and the Arab world having an exceptional flowering, to the point that many works of classical Greece on which Western Thought is erected, they have come to us only through (thanks to) the Arabic-Islamic translation. The episode is recalled b Hegel in the “Lectures on the Philosophy of History” to show that consubstantial fanaticism in the Islamic world can take the most unseen and unforeseeable directions on a historical level. For Hegel, in fact, << Islam is the true homeland of mutability >>, an “infinite sea” that << always sways >> and where << nothing is in equilibrium >>. CIT. F. Monteforte (Postponement to “The Process of Islam to Western Civilization” by G. Piovene. 1957 Mondadori Ed.)


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